AGENZIA SOCIALE LAVORO della Provincia di Venezia. Un caso di …MOBBING COLLETTIVO?

Venezia -

Il mobbing è’ generalmente definito come uno stato di afflizione psichica e talvolta fisica del dipendente che viene isolato e dequalificato per effetto di una precisa volontà dell’organizzazione in cui lavora, sia essa pubblica o privata. Gli esempi in letteratura si sprecano ed hanno diversa origine e motivazione. Ottimo humus per il mobbing sono pure le situazioni lavorative interessate da  problemi occupazionali,  da ridimensionamento dell'organico, da riorganizzazioni, ristrutturazioni, cessioni di ramo d’azienda.
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In parole povere, gli stessi problemi che senza alcuna ragione reale sta creando la provincia di Venezia ai propri dipendenti con la nascita della inutilissima Azienda speciale per il lavoro.

Pochi giorni or sono,  a seguito delle scelte “strategiche” dell’Assessore Sabiucciu, i dipendenti del settore lavoro si sono visti  recapitare la letterina, con la quale  si è comunicato il “distacco” presso la costituita Agenzia. Così… senza alcun riferimento contrattuale o ad atti dell’Amministrazione in cui vi sia uno specifica voce in merito al “futuro” di quei dipendenti, senza indicare il settore, la posizione nella pianta organica alla quale potranno tornare quando l’Azienda sarà soppressa o ceduta, e l’azienda avrà mostrato la sua pochezza e la sua elevata perniciosità per il bilancio provinciale.

C’è da chiedersi se, per i dipendenti del settore lavoro e formazione (quest’ultimo già gestito da ENAIP),  che in due anni hanno  sentito l’Assessore Sabiucciu parlare di Azienda non più di due volte (all’inizio e alla fine), evitando in tal modo di doversi confrontare personale diverso da quello appartenente alla categoria “precari”, e  già presi lungamente per il naso dalla propria RSU e dalla Triade CGIL-CISL-UIL  che si è fatta beffe della volontà dei dipendenti, non ci  sia un  reale rischio  mobbing.

In effetti, se non mobbing, cosa può aver indotto, negli ultimi due anni, una ventina di dipendenti del  Settore Lavoro delle sole sedi  di Mestre a migrare presso altri settori  a trovare impiego presso enti diversi dalla Provincia o, addirittura , a scegliere di andare in pensione magari prima della scadenza preventivata?.

Cosa spinge il personale del settore lavoro e formazione a rispondere massicciamente a qualsiasi bando di mobilità interna (e quante più sarebbero le richieste se le sedi non fossero sparse fra Portogruaro e Chioggia), ad accettare attività totalmente diverse da quelle in precedenza svolte con giudizio, capacità, diligenza (talvolta, diciamolo sommessamente, persino con entusiasmo), a sobbarcarsi orari di lavoro diversi da quelli sui quali si era impostata la propria vita familiare, ad accettare sedi di lavoro più lontane con  relativi oneri di spesa e tempo per i trasferimenti, a “buttare” l’esperienza acquisita e, persino legittime aspettative professionali, PUR DI ANDARSENE.

Basta, a spiegare questa volontà di fuggire, la scarsa fiducia nell’Ente che ha portato avanti un progetto senza alcuna chiarezza e trasparenza o la  disillusione nella capacità del Sindacato di interpretare  e rappresentare la volontà e le legittime richieste  dei lavoratori o c’è anche di più.

Forse, tutti questi lavoratori, hanno voluto (e vogliono)  uscire da un ambiente di lavoro che ha progressivamente assunto molte delle caratteristiche elencate fra la cause di mobbing classiche: Marginalizzazione dalla attività lavorativa, svuotamento delle mansioni, mancata assegnazione dei compiti lavorativi, ripetuti trasferimenti, prolungata attribuzione di compiti poco qualificati rispetto al profilo professionale posseduto, assenza di comunicazione etc.

Forse esageriamo, forse non sarà stato e sarà proprio  mobbing; quel che è certo è che il fenomeno di cui stiamo parlando se non è mobbing è qualcosa che molto gli assomiglia con buona pace di chi, in campagna elettorale, di tutela del lavoro e di contrasto del fenomeno ne ha fatto un programma politico e sociale.