Corruzione negli uffici comunali di Napoli: la punta di un iceberg frutto di norme ingiuste e fallimentari

Napoli -

Esprimiamo profonda indignazione e forte preoccupazione per la maxi inchiesta della Procura di Napoli su presunti episodi di corruzione e tangenti negli uffici delle municipalità del Comune di Napoli, in particolare nelle sedi di piazza Dante e via Lieti, che coinvolgerebbero alcuni uffici e dipendenti comunali.

A quanto pare questi episodi non sono casi isolati, ma il prodotto diretto di un sistema normativo ingiusto e fallimentare. Parliamo della punta di un iceberg che affonda le sue radici in leggi nazionali che comprimono diritti fondamentali scaricando sui più deboli e sui lavoratori pubblici tutte le contraddizioni interne di un sistema di norme inique.

 

È già accaduto con il caso di corruttela denunciato presso l’Ispettorato dell’Area Metropolitana di Napoli e si ripete oggi: norme repressive e discriminatorie, come la legge Bossi-Fini e la legge n. 94/2009 in materia di immigrazione e cittadinanza, hanno trasformato la condizione di irregolarità in un reato, restringendo drasticamente i canali legali di ingresso e alimentando precarietà e ricattabilità. Allo stesso modo, l’articolo 5 della cosiddetta “legge Lupi” nega il diritto alla residenza a chi non dispone di un titolo formale, colpendo chi vive in condizioni di fragilità e rendendo perfino illegale l’accesso ai servizi essenziali.

 

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: marginalità sociale, esclusione dai diritti fondamentali — sanità, istruzione, assistenza — e terreno fertile per abusi e pratiche corruttive. Un sistema che crea illegalità invece di contrastarla.

 

L’Unione Sindacale di Base si batte da tempo per l’abrogazione di tali norme e chiede un intervento politico deciso da parte dell’amministrazione comunale, affinché si superino le criticità più volte evidenziate su questo tema. È necessario rendere la residenza effettivamente accessibile a tutti, semplificando le procedure in modo trasparente, sicuro e rapido. La residenza è un diritto fondamentale, riconosciuto anche dalla Corte Costituzionale, e la sua piena garanzia contribuirebbe anche a contrastare fenomeni corruttivi.

 

Non è accettabile che i dipendenti del Comune di Napoli — già gravati da carichi di lavoro crescenti, salari bassi, risorse insufficienti e responsabilità sempre maggiori — paghino, per colpa di pochi, in termini di reputazione, le carenze di una politica istituzionale sempre più distante dai bisogni della cittadinanza.

 

USB P.I. Comune di Napoli