Funzioni Locali. Le disuguaglianze restano: serve una vera perequazione salariale

Roma -

Funzioni Locali. Le disuguaglianze restano: serve una vera perequazione salariale

Con l’ultimo Decreto PA viene disapplicato uno dei tanti limiti che hanno fortemente condizionato la spesa di personale e le politiche del personale degli enti locali: il comma 557 della legge 296/2006. Tale norma imponeva agli enti di contenere la spesa complessiva di personale entro determinati livelli storici, in particolare rispetto alla media del periodo 2011-2013.

Un limite che si aggiungeva agli altri vincoli che hanno caratterizzato negli anni la gestione del personale degli enti locali: da un lato, il sistema della capacità assunzionale introdotto dall’articolo 33 del DL 34/2019 e disciplinato dal DM 17 marzo 2020; dall’altro, il limite al trattamento accessorio previsto dall’articolo 23, comma 2, del D.Lgs. 75/2017.

Si poteva così verificare una situazione paradossale: un Comune poteva essere “virtuoso” secondo i parametri dell’articolo 33, avere quindi una sostenibilità finanziaria compatibile con un incremento della spesa di personale, ma contemporaneamente essere frenato dal vecchio limite della media 2011-2013. Lo stesso problema poteva verificarsi nell’utilizzo delle possibilità previste dal DL 25/2025 per l’incremento della componente stabile del fondo delle risorse decentrate.

La disapplicazione del comma 557 elimina oggi questo ulteriore ostacolo e rende il quadro più lineare. Ma è importante non confondere l’eliminazione del vecchio tetto storico con la liberalizzazione della spesa di personale: resta infatti pienamente operativo il sistema dell’articolo 33 del DL 34/2019, basato sulla sostenibilità finanziaria, sul rapporto tra spesa di personale ed entrate correnti e sulla necessità di garantire l’equilibrio pluriennale di bilancio.

Al netto dei tecnicismi e delle materie contabili, emerge però con evidenza una questione che USB sostiene da tempo. L’eliminazione di alcune vecchie regole contabili, ormai ampiamente anacronistiche, non risolve le questioni strutturali che continuano ad attanagliare il variegato mondo degli Enti Locali e il personale che vi lavora.

Se gli spazi finanziari e le possibilità di incremento della spesa vengono lasciati esclusivamente alla capacità dei singoli enti, il rischio è quello di accentuare ulteriormente le disuguaglianze tra le amministrazioni. Gli enti con maggiori entrate e migliori condizioni finanziarie potranno infatti disporre di maggiori margini per intervenire sulle politiche del personale, mentre molti Comuni, soprattutto nel Mezzogiorno, continueranno a fare i conti con condizioni di pre-dissesto e dissesto e con una strutturale carenza di risorse.

Il problema non riguarda soltanto le assunzioni. Una maggiore autonomia nella gestione della spesa di personale rischia di accentuare anche le differenze salariali tra lavoratrici e lavoratori dello stesso comparto, che svolgono mansioni analoghe e assumono responsabilità comparabili, ma che possono trovarsi a beneficiare di livelli molto diversi di salario accessorio in ragione delle condizioni finanziarie dell’ente presso cui lavorano.

Altro che perequazione dei salari dei dipendenti delle Funzioni Locali sbandierata anche dai sindacati complici. Anche la preintesa del CCNL 2025-2027 non risolve questa questione e, senza un intervento strutturale dello Stato, il rischio è quello di consolidare e ampliare una differenziazione salariale già evidente tra le diverse amministrazioni e, in particolare, tra Regioni e Comuni.

Per fermare l’emorragia di personale che caratterizza il settore delle Funzioni Locali e per costruire una vera armonizzazione dei salari, non basta eliminare o sospendere singoli vincoli contabili. Occorre un intervento strutturale dello Stato, con risorse aggiuntive e permanenti, finalizzato a sostenere le politiche del personale di tutti gli enti e a costruire un vero fondo di perequazione salariale al fine di colmare il gap retributivo rispetto ad altri comparti del Pubblico Impiego.

Non servono misure insufficienti e frammentarie: servono risorse strutturali adeguate a garantire condizioni salariali omogenee e dignitose per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori delle Funzioni Locali, indipendentemente dal Comune o dall’amministrazione nella quale prestano servizio.

Roma 28-09-2026

Usb Pubblico Impiego Funzioni Locali