GENOVA - LA POLIZIA PROVINCIALE SACRIFICATA SULL'ALTARE DEL NUOVO CHE AVANZA. TUTTI I COLPEVOLI.

in allegato il volantino

Genova -

 

Venerdì scorso, 30 ottobre 2015, l'Amministrazione ha comunicato all'RSU quello che sarebbe successo il giorno dopo, 31 ottobre: la fine della Polizia Provinciale.

 

L'Amministrazione ha infatti dato attuazione all'art. 5 della L. 125/2015, secondo il quale le città metropolitane individuando il personale di polizia provinciale necessario per l'esercizio delle loro funzioni fondamentali, decidendo di mantenere solo 12 agenti. Un numero evidentemente insufficiente per far fronte alle funzioni che aveva la polizia.

 

Secondo il cosiddetto “decreto mobilità”, la Regione avrebbe dovuto disciplinare entro il 31 ottobre 2015 il riordino delle funzioni ai sensi della legge n. 56/2014, e in quella sede si sarebbe, forse, potuta salvare la funzione della Polizia Provinciale. Ma non l'ha fatto.

 

La palla è stata quindi rimbalzata all'amministrazione della Città Metropolitana, che, in concorso di colpa con la Regione, ha sferrato il colpo mortale alla polizia provinciale.

 

Gli altri 30 agenti, al netto dei prepensionamenti, salvo miracoli (ma non si stanno attrezzando ...), saranno trasferiti ai Comuni, con funzioni di polizia locale. Le norme poi aggiungono anche altre frasi non trascurabili, del tipo “nei limiti dei posto disponibili” e “garantendo comunque il rispetto del patto di stabilità interno nell'esercizio di riferimento e la sostenibilità di bilancio”.

 

L'incontro “tra la domanda e l'offerta”, serenamente citato dall'Amministrazione, non è detto quindi che avvenga in modo indolore, potendo comportare anche notevoli spostamenti della sede di lavoro e la rinuncia ad una professionalità maturata.

 

I criteri, definiti dall'Amministrazione “oggettivi”, per la scelta delle “dodici unità di personale”, sono l'aver prestato servizio continuativamente negli ultimi 3 anni nei settori viabilità e ambiente.

 

E' evidente che non c'è nulla di “oggettivo” in questo criterio. Si tratta al contrario di una precisa scelta politica.

 

Infatti l'amministrazione ha chiaramente espresso il concetto che i dodici agenti che rimarranno rappresentano il limite di “compatibilità finanziaria”. Insomma: questo è il massimo che intendono spendere per il personale della polizia provinciale, perché le risorse dovranno essere destinate ad altro, e precisamente alle nuove funzioni che la legge Delrio prevede per le Città Metropolitane.

 

Il provincicidio ha quindi spianato la strada al “nuovo che avanza”, stritolando, tra le molte indispensabili funzioni, la polizia provinciale.

 

Grottescamente, CGIL-CISL-UIL hanno manifestato tutto il loro stupore di fronte all'incontrovertibile fatto che l'amministrazione ormai convoca l'RSU solo ed esclusivamente per comunicare decisioni già prese, in assenza di alcun “confronto” e “percorso condiviso”. Inutile ricordargli che questa situazione è il frutto di accordi che questi sindacati hanno sottoscritto negli anni, diventando complici delle amministrazioni e nemici dei lavoratori. La memoria corta è una brutta bestia.

 

USB ha sempre sostenuto, fin dalla famigerata e sbagliata delibera del marzo scorso, che il servizio vada mantenuto tutto presso la Città Metropolitana, come altre amministrazioni hanno già deciso (Roma e Napoli in primis) e come le norme stesse permettono.

 

USB ritiene che per assolvere a nuove funzioni si chiedono nuove risorse: questo deve essere capace di fare la politica! Non sopprimere funzioni importanti e decretare la fine dolorosa dei servizi e di professionalità decennali.

 

Per USB reagire è necessario. USB ci sarà.

Genova, 1° novembre 2015 USB-PI Città Metropolitana di Genova

 

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