Genova. RdB NON HA FIRMATO L'ACCORDO SUI NIDI MA LA GIUNTA COMUNALE IGNORA IL DISSENSO DEI LAVORATORI E DEL SINDACALISMO DI BASE

Genova -

E’ tutto fumo negli occhi quello che il sindaco e l’assessore Veardo sostengono a proposito della riorganizzazione delle scuole comunali.


L’accordo non è passato con il consenso di tutte le Organizzazioni sindacali. Da più di un anno RdB si oppone ad una riorganizzazione che, insieme alla stragrande maggioranza dei lavoratori, ritiene peggiorativa rispetto alle attuali condizioni - per altro già insostenibili sia per il personale della scuola, sia per le famiglie utenti.


I sindacati concertativi (cgil,cisl, uil, diccap, csa) invece, non hanno tenuto conto delle richieste dei lavoratori, né delle esigenze delle famiglie ma si sono piuttosto supinamente adeguati alla volontà dell’Amministrazione Comunale.

Prova evidente è il fatto che hanno convocato le assemblee dei lavoratori in date successive alla sigla dell’accordo e fuori dell’orario di servizio, per discuterlo  “a babbo morto” con i pochi lavoratori che potranno essere presenti.
I tanto sbandierati 500 posti in più sono in realtà calcolati sulla frequenza media dei bambini e non sul numero reale delle richieste.


Le richieste di iscrizione aumentano (passando da 1600 a 2150) ma il numero del personale impiegato e quello delle strutture disponibili rimangono sostanzialmente invariati. Questo significa che nei momenti di maggior frequenza il numero dei posti e quello del personale saranno insufficienti ad accogliere e a seguire i bambini in maniera adeguata.


Infatti, i turni cosiddetti “più flessibili” sono in realtà turni più lunghi per i lavoratori, le poche assunzioni di personale non arrivano a coprire il numero dei  pensionamenti, mentre le nuove sedi che si dovrebbero aprire in realtà ne sostituirebbero altre, oppure consistono in strutture alternative o complementari a quelle esistenti.


La verità è che l’Amministrazione intende risolvere il problema utilizzando l’accreditamento con le scuole private e i servizi domiciliari, vale a dire personale con scarsa o nulla professionalità, soggetto a contratti di lavoro precari, privo delle basilari tutele, in condizioni di sicurezza tutte da verificare (sia per i lavoratori che per i bambini).


Il sistema del “ritocco” delle rette penalizza ulteriormente le famiglie che, dovendo sostenere orari di lavoro più lunghi (ma nono necessariamente più redditizi) dovranno anche pagare di più per poter lasciare i figli a scuola oltre l’orario normale.

 

RdB condanna l’atteggiamento della giunta comunale e dei sindacati concertativi, sostiene i diritti dei lavoratori della scuola che non sono stati democraticamente chiamati ad esprimere la loro volontà attraverso un referendum e chiama a raccolta lavoratori e famiglie per una gestione diretta e consapevole del sistema educativo della prima infanzia.

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