La Città metropolitana di Genova e gli enti locali della Liguria nello sciopero del 28 novembre

Genova -

La Città metropolitana di Genova e gli enti locali della Liguria nello sciopero del 28 novembre


In occasione dello sciopero del 28 novembre contro la finanziaria di guerra, contro i salari da fame, contro lo sfruttamento del lavoro e dei territori, contro la completa sottomissione dei governi europei alle esigenze del grande capitale e contro il genocidio del popolo palestinese di cui il governo Meloni è complice, migliaia di lavoratrici e di lavoratori sono stati protagonisti di numerose piazze del Paese.

La piazza del 28 novembre a Genova è stata particolare. Greta Thumberg, Francesca Albanese, Yanis Varoufakis, Moni Ovadia, Thiago Avila, il giornalista Chris Hedges, la forte presenza (anche se non fisica, ma con uno splendido pezzo dedicato proprio all’USB) di Roger Waters, delegati del trasporti della Federazione Sindacale Mondiale, gli stessi portuali del CALP, ma anche alcuni rabbini antisionisti in prima fila contro il genocidio, l'hanno resa unica e irripetibile.

Tra i manifestanti, la presenza dei dipendenti degli Enti Locali si è fatta sentire: lavoratori e lavoratrici del Comune di Genova, della Città Metropolitana di Genova, della Regione Liguria, della Provincia di Savona, della Provincia di La Spezia, del Comune di Casarza Ligure. Si tratta di infatti lavoratrici e lavoratori che si trovano in prima linea ad affrontare le difficoltà nel garantire diritti e sevizi basilari, nel tentare di impedire che l’abbandono dello stato sociale produca disuguaglianze, ricevendo salari in molti casi da fame e carichi di lavoro enormi.

I lavoratori degli Enti Locali hanno assistito alla mannaia della ristrutturazione selvaggia che agisce da decenni, nella forma del letale combinato disposto di “riforme” e pesanti tagli pluridecennali ai trasferimenti delle risorse governative e che ha prodotto, tra l’altro, continue ondate di esternalizzazioni di servizi, responsabili della produzione di lavoro povero e precario.

All’interno di questi Enti si è assisto alla trasformazione del lavoro e della macchina amministrativa in un’ottica funzionale a quello che possiamo definire “regime delle imprese” (velocizzazione dei procedimenti, più silenzio assenso, più autocertificazioni in luogo dei controlli, ecc.). Non più quindi erogazione di servizi, ma funzione di “controllori”, ammesso che sia possibile.

Parallelamente i territori hanno subito un processo di deindustrializzazione e terzializzazione dell’economia, che non ha prodotto solo la graduale trasformazione del mondo del lavoro, ma anche un profondo cambiamento dei territori, in modo selettivo e diversificato a seconda della potenziale “vocazione/strategicità” del territorio in oggetto.

La città diventa luogo per eccellenza della valorizzazione del capitale internazionale, vero e proprio prodotto finanziario, orbitante intorno agli interessi di sviluppo turistico/immobiliare del territorio con la conseguente drammatica emergenza abitativa pubblica.

L’altra faccia della medaglia si presenta come la soppressione di servizi, scuole ed ospedali nei piccoli Comuni delle cosiddette “aree interne”, per i quali il governo Meloni considera ormai irreversibile e cronicizzato il percorso di spopolamento, invecchiamento e declino di questi territori, non funzionali al grande capitale. Qui i bilanci sono condannati al dissesto, con tutte le drammatiche conseguenze sulle lavoratrici e lavoratori dell’ente stesso e sugli abitanti.

Tra le numerose realtà intermedie (da Comuni medio/piccoli a vocazione turistica o di quello che resta del tessuto industriale locale), ci sono i territori considerati “strategici” e funzionali per l’industria bellica, verso cui vengono dirottate dal governo risorse per opere di interesse militare o dual use. Nel caso di Genova è esemplare la costruzione della Nuova Diga Foranea. Questi territori sono destinati ad essere in tutto o in parte letteralmente militarizzati.

Le Funzioni Locali hanno dimostrato di saper lottare, sia nello sciopero del 28 novembre che nella successiva giornata del 29 novembre, partecipando alle due straordinarie manifestazioni.

Una lotta che chiede la perequazione salariale rispetto agli altri settori del pubblico impiego, fermo restando il salario minimo netto in paga base di 2.000 euro, più assunzioni per compensare la perdita di più di 3000.000 lavoratori in 10 anni e reinternazlizzazioni di servizi e lavoratori.

Ma anche una lotta determinata a fermare l’economia di guerra e del genocidio, perché la nostra sicurezza è il lavoro, la pace, i diritti sociali, non le bombe e i carri armati.

23/11/2025

USB – PI - Funzioni Locali Liguria