OLTRE LA POLEMICA MEDIATICA: CHI AFFOSSA DAVVERO I CENTRI PER L’IMPIEGO IN ABRUZZO?
OLTRE LA POLEMICA MEDIATICA: CHI AFFOSSA
DAVVERO I CENTRI PER L’IMPIEGO IN ABRUZZO?
Pescara 24/09/2026.
Le recenti dichiarazioni del Responsabile del CPI di Pescara e la ridda di comunicati rilasciati da CGIL, CISL e UIL rischiano di trasformare un problema politico drammatico in una sterile schermaglia di facciata.
Da un lato si assiste a uscite infelici che offendono l'operato quotidiano dei lavoratori; dall'altro,
le organizzazioni sindacali confederali rispondono arroccandosi nella difesa d’ufficio, concentrandosi esclusivamente sulle condotte individuali o sulle querele, dimenticando colpevolmente il vero nodo della questione: il fallimento e la mancata attuazione del Piano di Potenziamento dei Centri per l'Impiego.
Il grande assente nei comunicati confederali: il Piano di Potenziamento
Leggendo le note di CGIL, CISL e UIL, emerge un silenzio assordante. Nessuna di queste sigle affronta il cuore dei mali cronici dei servizi pubblici per il lavoro in Abruzzo: Le carenze organiche strutturali mai colmate realmente nonostante i proclami e i fondi europei e nazionali (PNRR).L'assenza di strumenti informatici adeguati, di una formazione continua efficace e di una logistica all'altezza dei bisogni dell'utenza.
Le responsabilità della politica regionale e delle tre principali sigle sindacali, che negli anni
hanno gestito i CPI come scatole vuote — o peggio, come serbatoi clientelari ed elettorali —
dimostrandosi incapaci di pianificare un vero rilancio delle politiche attive del lavoro.
La complicità della concertazione: il precedente della vicenda ARAL
C'è un dato che il sindacalismo di base USB ha il dovere di denunciare con forza: la complicità e
l'immobilismo della burocrazia sindacale confederale. CGIL, CISL e UIL non possono oggi erigersi a paladine della dignità dei lavoratori quando per anni hanno firmato, avallato o subito passivamente le scelte scellerate della Regione Abruzzo, accettando un modello di "potenziamento" di pura facciata, utile solo al reperimento di fondi per bandire concorsi, alimentare la precarietà e produrre spot elettorali.
Ne è la prova lampante quanto accaduto attorno alla Legge Regionale 22 agosto 2025, n. 26 (istituzione dell'ARAL): nelle prime assemblee si è messo in scena un teatrino di facciata per poi chiudere l'accordo sottobanco con il direttore del Dipartimento (DPH) e l’Assessore alle Attività Produttive e al Lavoro Tiziana Magnacca.
Puntare il dito solo contro il dirigente di turno o invocare sanzioni disciplinari serve unicamente a
svuotare il campo politico, coprendo le responsabilità di una governance regionale (di ieri e di oggi) e di un sistema di concertazione che non ha mai voluto imporre una svolta radicale.
Per l'USB i problemi dei CPI non si risolvono con i comunicati stampa indignati o con le note formali alle amministrazioni. I servizi pubblici per l'impiego meritano rispetto, ma il rispetto si conquista pretendendo:
1. L'applicazione reale e trasparente dei piani di potenziamento, con assunzioni stabili e il blocco
immediato di ogni forma di esternalizzazione mascherata.
2. Risorse adeguate per infrastrutture, carichi di lavoro sostenibili e sicurezza nelle sedi territoriali
abruzzesi.
3. Un'effettiva democrazia nei luoghi di lavoro, radicalmente sganciata dalla logica della concertazione al ribasso che ha strangolato la funzione pubblica.
La dignità delle lavoratrici e dei lavoratori dei Centri per l'Impiego non si difende nascondendo la
polvere sotto il tappeto delle polemiche personali, ma lottando contro chi — istituzioni e chi le
subisce o le avalla da decenni — ha ridotto i servizi pubblici a un ambaradan inefficiente.
USB Pubblico Impiego - Funzioni Locali
Federazione Abruzzo e Molise
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