Provincia di Catania. QUANDO LA NAVE AFFONDA…IL CONTADINO TAGLIA…

Catania -

Si è appreso in questi giorni dalla stampa che il sindaco di Catania Enzo Bianco, dopo un’attenta valutazione dei curricula, ha nominato come nuovo Ragioniere generale del predetto comune il “nostro” attuale Ragioniere generale.


Il fatto di per sé potrebbe passare come il semplice conferimento di un normale ulteriore incarico politico fiduciario, se non fosse che l’attuale Dirigente che ricopre l’incarico di Ragioniere generale (oltre a dirigere due servizi a interim) esercita tale ruolo soltanto da pochi mesi, a seguito delle note vicende di problemi di bilancio che hanno investito il nostro Ente.


È da rilevare come lo stesso Dirigente assunto (insieme con altri 4 dirigenti) dall’Ente appena tre anni fa per far fronte alla già carente dotazione organica (attualmente 9 dirigenti per 13 servizi), probabilmente si ritenga già pago della proficua esperienza e giustamente aspiri a ricoprire ruoli di maggiore impegno (infatti il comune di Catania non naviga in migliori acque dal punto di vista finanziario).


Quello di cui si vuole parlare, tuttavia, non riguarda le legittime aspirazioni delle persone, ma si vuole cogliere lo spunto per collegarsi alle recenti riforme che prevedono l’abolizione delle Province e ribadire un nostro pensiero.


Il mantra ossessivo che le Province siano enti inutili è stato preceduto, oltre che da una martellante campagna denigratoria dei dipendenti pubblici in generale, da un crescente taglio dei trasferimenti finanziari statali verso le province, che, in molti casi, non ha consentito agli enti stessi di svolgere i propri compiti istituzionali, essendo i fondi appena sufficienti per il pagamento degli stipendi dei dipendenti.


Le Province sono state trattate al pari di quei rami che un contadino, con l’intento di “rinforzare” il resto della pianta, non cura più e fa in modo che gli stessi non ricevendo più sostanze nutritive vadano lentamente a “morire”.
Orbene, la nostra classe politica è però come quel contadino che, facendo finta di dimenticare di quello che lui stesso ha fatto, con ipocrisia si meraviglia che quei rami non diano più frutti e anzi ne critica la scarsa produttività.


Ora, in questi frangenti di grandi difficoltà provocate dalla nave che affonda ci si aspetterebbe che soprattutto gli ufficiali dessero l’esempio restando al timone per cercare di rimettere in sesto, con la proprie capacità e professionalità, situazioni che ogni giorno vanno sempre più a deteriorarsi.


Certo si sa, e non è la prima volta, che quando la nave affonda alcuni capitani preferiscono separare il proprio destino da quello della ciurma, ma è assolutamente inaccettabile che i titolari della nave (in questo caso Commissario straordinario e/o Segretario/Direttore generale) restino lì a guardare, senza fare nulla per tentare di salvaguardare gli interessi generali dell’Ente, in una situazione di grave carenza organica di ufficiali, e aprendo così la strada a ulteriori fughe di capitani.

Questa O.S., spesso accusata di espletare il proprio mandato invadendo competenze altrui, si è sempre preoccupata anche del rispetto del buon andamento dell’Amministrazione perché, come in questo caso è di tutta evidenza, tutelare il precitato principio costituzionale significa soprattutto salvaguardare i diritti dei lavoratori.

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