Regione dell'Umbria e Centri per l'Impiego.

Terni -

Regione dell’Umbria e Cpi


Condannare l'increscioso episodio al quale si è dovuto assistere, nel fine settimana scorso presso gli uffici del Cpi di Terni, è sicuramente giusto e doveroso. Fermarsi però alla sola responsabilità dell'usciere addetto alla prima accoglienza sarebbe più grave dello stesso gesto messo in atto.

Si tratta infatti di un avvenimento annunciato, prodotto da quel forte livello di stress che sia gli utenti che gli operatori del servizio subiscono, per chiara responsabilità di una politica miope, incapace di assumersi quelle responsabilità, che invece competono ad essa.

Un problema noto quello del Cpi di Terni, più volte denunciato dall’USB e mai preso nella giusta considerazione dalla politica di governo locale, che sta facendo affogare un servizio così delicato dentro il mare della disorganizzazione, derivante dalla carenza di personale e di mezzi (solo 5 persone addette al front office), ma anche dall’assenza di un banale numeratore elettronico per la gestione delle file agli sportelli.

Anni di indecoroso rimpallo di responsabilità e competenze, tra la Regione e una Provincia in forte difficoltà, hanno distrutto un servizio, quello del Cpi di Terni che, solo pochi anni fa, fu valutato e premiato dall'allora Ministro Brunetta come uno tra i primi 10 a livello nazionale, per la qualità e l’efficienza.

La legge di stabilità 2018 pone fine all’ambiguità di una situazione frutto della scellerata riforma Delrio, sollevando questi importanti servizi dalla improponibile condizione di “avvalimento” utilizzata anche dalla Regione dell'Umbria, negli ultimi tre anni, per “scaricare” una funzione istituzionale propria nelle mani di una Provincia privata di ogni mezzo, sia esso finanziario, organizzativo o giuridico.

Anche la dirigenza, avendo il suo incarico natura regionale e la sua sede a Perugia, non sarà sicuramente ricordata per la sua presenza ed incisività dell’intervento nel Cpi ternano.

Tutto ciò è avvenuto in un momento di massiccio aumento dell’utenza, che chiede di accedere ai servizi, stante il crescente disagio sul versante occupazionale che caratterizza il nostro territorio e di sostanziale cambiamento della tipologia delle prestazioni da erogare in complessità e quantità, come introdotte con il Jobs Act.

L'USB ha da tempo ed in ogni occasione utile, evidenziato questi problemi.

Abbiamo sempre osteggiato la scellerata riforma Delrio, così come ci siamo rifiutati di firmare accordi, condividere percorsi come quello per l'avvalimento, e così come non esitiamo a inserire sotto la voce “errore strategico” la nascita di un'altra Agenzia Regionale come è l'ARPAL, deputata alla gestione di funzioni proprie della Regione che, invece, può e quindi dovrebbe, a nostro avviso, gestire direttamente, senza inutili strutture intermedie, che determinano inevitabilmente appesantimenti ed aumento della spesa pubblica.

La legge di stabilità 2018 stabilisce che dal 1° gennaio il personale dei Cpi e le funzioni da essi gestite, passino alle Regioni, che ne sono titolari, ma in Umbria, come detto, si sta scegliendo una strada diversa.

All’odg del Consiglio regionale è posto il disegno di legge di iniziativa della Giunta, concernente l’istituzione dell’Agenzia regionale per le politiche attive del lavoro, che al suo interno vedrà trasferito anche il personale regionale della Formazione professionale e, leggendo questo disegno di legge, ben si comprendono le motivazioni che stanno portando a questa scelta, a partire dalla totale apertura dei servizi al privato.

La gestione diretta delle funzioni da parte della Regione da gennaio 2018 avrebbe, di contro, consentito di intervenire tempestivamente ed efficacemente sui problemi endemici del Cpi di Terni, a partire dall’incremento delle dotazioni organiche ove necessario e dall’ampliamento degli assurdi part-time che, data la situazione, non hanno ragione di esistere, potendo procedere in deroga ai limiti per la spesa del personale, come indicato nella stessa finanziaria. Così come le stabilizzazioni dei necessari 50 precari per il funzionamento dei Cpi di Perugia, non avrebbero dovuto attendere il mese di settembre.




La Regione sceglie invece di istituire un ulteriore ente strumentale, che rischia di far scorrere ancora in avanti la soluzione dei problemi, legandoli anche all’esito delle elezioni, problemi che a nostro avviso sono invece da aggredire e risolvere immediatamente.

Una scelta che piega l'ennesimo servizio pubblico alle necessità tutte interne alla politica e che vedrà l'USB, come sempre e nostro malgrado protagonista dell'ennesimo conflitto, mettendo in campo ogni azioni utile concordandola ovviamente con i lavoratori.

E’ necessario ottenere un confronto diretto con la Regione dell'Umbria, la dirigenza regionale e la Provincia, che dovranno insieme gestire prima di tutto il tema della sicurezza degli operatori ormai divenuto prioritario ed a seguire, i trasferimenti di funzioni, per affrontare a tutto campo i problemi di organizzazione che impattano in maniera determinante sul livello dei servizi all’utenza.

La sicurezza degli operatori e dei cittadini, il livello dei servizi e la formazione del personale, i problemi evidenziati da sistemi informatici inefficaci ed obsoleti, compresa la linea internet che si muove alla stessa velocità che usa la politica per la soluzione dei problemi, devono invece assumere il carattere della priorità assoluta.

Per questo ci adopereremo con il nostro intervento, sempre al fianco dei lavoratori ed attenti ai bisogni dei cittadini e con l’obiettivo della salvaguardia del profilo pubblico di servizi essenziali per il territorio.


Terni, 23 gennaio 2018 La Federazione USB P.I.

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