Roma. ALEMANNO, MONTI, BANCHE E POSTE LASCIANO DECINE DI DIPENDENTI SENZA STIPENDIO E MIGLIAIA SENZA RIMBORSO IRPEF

Roma -

Il decreto “salva Italia” e le sue successive modifiche hanno prodotto un piccolo mostro per quello che attiene i pagamenti delle retribuzioni dei dipendenti pubblici e dei loro rimborsi Irpef.



“Al fine di garantire la tracciabilità dei pagamenti disposti dalla Pubblica Amministrazione superiori a 1.000 Euro, i dipendenti sono stati obbligati ad aprire un conto corrente bancario o postale -  riassume Roberto Betti, USB Roma Capitale - e chi, come ad esempio il sottoscritto, ha optato per il libretto di risparmio postale, che comunque è dotato del codice IBAN idoneo a garantire l’accredito dello stipendio, a 4 giorni dal pagamento da parte della Tesoreria si trova ancora senza lo stipendio di luglio”.



“Come se già non bastassero le politiche di tagli a livello centrale e locale, il blocco delle retribuzioni del personale pubblico e le regalie al sistema bancario, al danno si aggiunge la beffa di costringere tutti ad aprire un conto corrente per veder remunerato il proprio lavoro”, sottolinea il rappresentante USB, che aggiunge: “È necessario che Alemanno intervenga immediatamente nei confronti dei propri uffici, del Governo, delle banche tesoriere e delle Poste Italiane per erogare immediatamente la retribuzione ai propri dipendenti e per rimediare al ritardo, ad Agosto anziché a Luglio, con cui  migliaia di dipendenti capitolini si vedranno restituire il rimborso IRPEF”.

“Tra professori  incompetenti, amministratori distratti, banche e poste eludenti, Roma Capitale ha fatto nuovamente cassa sulla pelle dei dipendenti comunali”, conclude Betti.

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