Servizi Educativi Comunali di Terni: NO, NON VA TUTTO BENE!

Terni -

Servizi Educativi Comunali di Terni: NO, NON VA TUTTO BENE!

Leggere il comunicato dell’Assessora alla Scuola e ai Servizi Educativi, diffuso venerdì 20 novembre u.s. dall’ufficio stampa del Comune di Terni, può indurre a credere che nei Servizi Educativi Comunali vada tutto bene, sul piano della sicurezza e del contrasto alla diffusione del Covid-19. Purtroppo non è affatto così, non va tutto bene, tutt’altro e, salvo inversioni di rotta, non andrà bene neanche in futuro.

I media hanno anche diffuso la nota come una risposta al comunicato con il quale USB, il 18 novembre, evidenziava ancora una volta le salienti criticità, mancanze ed omissioni, nella gestione dei S.E.C, nonostante l’Assessora si sia guardata bene dal citare la nostra organizzazione sindacale, dimostrando di avere acquisito l’arte del “politichese” con grande rapidità. In effetti, quasi tutti i contenuti della nota dell’Assessora sono una risposta ad un comunicato di USB, ma quello dei primi di ottobre, non il più recente del 18 novembre.

Lo dimostrano, per esempio, le cifre “sciorinate”, che sono le medesime emerse nel corso dell’incontro tra l’A.C. ed USB avvenuto il 29 settembre, cifre sulle quali era stato chiarito che trattavasi di risorse economiche non stanziate dal Comune, ma derivanti da finanziamenti ministeriali relativi alla sperimentazione 0-6, che erano comunque destinati al nostro territorio, a prescindere dal Covid: l’Amministrazione non ha stanziato fondi propri per le necessarie misure di sicurezza anti-Covid, ha aperto e fatto funzionare i servizi educativi, dalla metà di settembre ad oggi, senza garantire i livelli minimi necessari di quelle misure. Inoltre il fatto che, ancora a distanza di due mesi da quell’incontro, si continuino a citare le cifre, ma non si faccia alcun riferimento, ad esempio, all’esecuzione effettiva, o almeno all’avvio dei lavori necessari nelle strutture, in particolare riguardo agli spazi esterni, fa capire che due mesi sono trascorsi invano e le strutture stesse sono nelle medesime condizioni di non adeguamento.

Ecco che emerge con chiarezza la contraddizione tra le dichiarazioni e la realtà concreta: quegli “interventi risolutivi”, quindi indispensabili “per permettere la riapertura dei servizi stessi in sicurezza”, contenuti nel “piano di riapertura specifico per ogni servizio”, in larga parte non sono stati realizzati, ancora oggi, quindi i servizi funzionano da due mesi e mezzo in assenza di quegli interventi.

I Servizi Educativi evidentemente non hanno meritato un protocollo redatto appositamente per essi, così come è stato invece fatto, per esempio, per la BCT o forse redigere quel protocollo per i S.E.C. avrebbe permesso con trasparenza e puntualità di verificarne l’attuazione, per evitare la quale si è quindi scelto di non farlo. La citata “agenda delle misure di prevenzione” e quei piani di riapertura specifici per ogni servizio, sarebbero, in base a quanto riporta la nota, confluiti nel “patto di corresponsabilità” tra le famiglie e l’Amministrazione Comunale, un documento di un paio di pagine, uguale per tutti i servizi, quindi tutt’altro che calato nelle specificità di ciascun servizio ed edificio, nel quale di conseguenza le indicazioni sono generiche; in ogni caso neanche gli impegni assunti nel patto ad oggi sono stati ottemperati, tanto è vero che, per esempio, la formazione del personale specifica anti-Covid, normativamente obbligatoria, non è stata ancora svolta.

Affermare che le bolle educative siano ermetiche “pur dovendo condividere parzialmente il personale ausiliario”, non è solo un ossimoro: è la conferma che, nonostante le cifre sciorinate, di cui si è detto, l’Amministrazione Comunale non ha voluto investire sui Servizi Educativi neanche in un momento così emergenziale e nonostante che le indicazioni del RSPP fossero di assegnare almeno una unità di personale ausiliario ad ogni bolla. Di fatto (l’Assessora non lo nega, pur con un capzioso giro di parole) l’accoglienza viene fatta da una sola unità per tutte le bolle in contemporanea ed il personale ausiliario, pur potenziato, non è adeguato numericamente e viene spostato non solo da una bolla ad un’altra, ma anche da un servizio ad un altro, anche nella medesima giornata: poiché tale personale non è dipendente comunale si sarebbe dovuto prevedere un meccanismo che non permettesse alla cooperativa di spostare il personale da un servizio all’altro per le sostituzioni.

Particolare attenzione merita la gestione del personale educativo/insegnante supplente, perché anche su questo, nella nota si tenta di impressionare chi legge, esprimendo in migliaia di ore le supplenze assegnate: di fatto si è già verificato il mancato invio di insegnanti/educatrici supplenti, perfino in bolle delle scuole dell’infanzia, a cui è assegnata una sola insegnante, assentandosi la quale, anche per una intera settimana, non è stata inviata la supplente e non è dato sapere come sia stato possibile, in quelle occasioni, che tali bolle siano rimaste aperte. Inoltre, cosa estremamente rischiosa, le poche supplenti disponibili vengono inviate di giorno in giorno in servizi diversi. È già capitato che una supplente abbia lavorato in un nido per due giorni, il terzo sia stata inviata in un altro nido ed il quarto, invece di continuare la supplenza, sia finita in quarantena per essere stata in contatto diretto con un caso positivo verificatosi nel nido in cui era stata i primi due giorni, diventando così un potenziale veicolo per la diffusione del contagio anche nel secondo servizio.

Ci spieghi l’Assessora come fanno, in queste condizioni, ad essere ermetiche le bolle educative?

Così come il personale ausiliario va ulteriormente incrementato, anche le supplenti vanno organizzate in maniera diversa, assegnandole stabilmente e continuativamente ad un solo servizio, potenziandone in tal modo l’organico, con una valutazione della situazione, strutturale e del personale, specifica di ogni servizio, ricorrendo alle supplenze brevi solo in caso di necessità aggiuntive. Ciò per non rischiare di vanificare gli sforzi che il personale dei S.E.C. ha fatto e sta facendo, senza poter contare su procedure e modelli scritti, senza la prescritta formazione, senza la previsione di uno screening periodico e soprattutto per non metterlo ulteriormente a rischio.

Nella nota si afferma che sono state seguite le linee-guida, senza porsi il problema che esse sono per forza di cose molto a maglie larghe, perché non calate nelle realtà specifiche territoriali e strutturali, quindi assolutamente insufficienti da sole. Dichiarare quindi di essersi attenuti alle linee-guida equivale ad ammettere che non si è voluto fare il massimo per tutelare i bambini ed il personale. In ogni caso: le linee-guida indicavano di privilegiare per l’attività educativa gli spazi esterni, nei quali i lavori di ristrutturazione/sistemazione però non sono stati eseguiti; inoltre né le linee-guida, né le prescrizioni delle Asl ammettono che la sanificazione degli ambienti in cui si è verificato un caso di positività e degli spazi comuni possa avvenire anche due giorni dopo, mantenendo aperto il servizio.

Lo stesso vale per la scelta dei DPI. E’ ormai accertato che, per la specificità del lavoro nei servizi 0-6, la sola mascherina chirurgica non sia adeguata, ma che sia necessario fornire le mascherine FFP2 , le visiere, oltre ai camici usa e getta per specifiche situazioni e per le routine, come di fatto avviene nella scuola dell’infanzia statale. La tipologia dei DPI forniti al personale dei S.E.C. non può considerarsi adeguata ai rischi a cui il personale è esposto. Questo è un fatto che va al di là della cifra spesa, l’ultima di un elenco, nella nota dell’Assessora, che mira solo ad impressionare chi legge, se non conosce la realtà dei servizi 0-6.

La nota dell’Assessora è dunque una conferma: i lavori di adeguamento delle strutture e degli spazi all’aperto non sono stati eseguiti, i DPI non sono del livello di sicurezza appropriato, non si provvede ad uno screening periodico, il personale ausiliario non è in numero adeguato alle necessità di sicurezza e per le sostituzioni non si procede con modalità che contengano al massimo la diffusione del virus, cosa che vale anche per le supplenze del personale educativo ed insegnante, che sono gestite con il solo obiettivo di risparmiare.

L’Amministrazione faccia rapidamente tutte le azioni, sia per le strutture che per il personale, necessarie a fare sì che le bolle educative siano davvero ermetiche e sia elevata al massimo la sicurezza, con i DPI adeguati e le sanificazioni nei tempi previsti, perché non è accettabile che il risparmio venga perseguito anche a scapito della sicurezza e della salute di bambini e personale e quindi USB si farà carico di interessare i competenti organi di sorveglianza e controllo.

USB P.I. Comune di Terni

02 dicembre 2020

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