USB LSU SICILIA: NO AL CAPORALATO DI STATO

Palermo -

L’intervento forte che l’USB intende portare avanti in Sicilia, nasce dalla ormai evidente situazione di sfruttamento di Stato degli “eroici” dipendenti pubblici precari degli Enti Locali ed Istituzionali della Regione, abusati per quasi trent’anni, mortificati nei loro diritti, soprattutto dopo le ultime sparate sull’Agenziaper illavoro del Sottosegretario di Stato Faraone e del presunto transito di questi lavoratori presso la Resais Spa, proposto dal Governatore Crocetta.

L’USB, intende denunciare apertamente che ai dipendenti pubblici precari siciliani, non serve affatto il vestitino preconfezionato delle Agenzie o delle Società regionali o di altre tipologie di carrozzoni politico clientelari, che servono soltanto a pagare stipendi a sei cifre a Dirigenti e Funzionari, scelti dalla solita politica e per avere manodopera a basso costo e ricattata, per l’istituzione in Sicilia di un nuovo modello di lavoro nel pubblico impiego, che possiamo definire, non con qualche disagio, caporalato di Stato.

A quanto sopra detto, si aggiunge la negazione dei diritti dei dipendenti pubblici siciliani che da quasi trent’anni lavorano negli Enti Pubblici, in virtù di una Legislazione regionale incostituzionale e in evidente contrasto con la normativa statale e comunitaria vigente in materia di lavoro a tempo determinato negli Stati membri dell’Unione europea.

A tal proposito, si segnala la “curiosa” presa di posizione della maggior parte della giurisprudenza del lavoro siciliana (anche se bisogna dire che finalmente qualche giudice del lavoro comincia a prendere coscienza del più gigantesco abuso di Stato realizzato in Sicilia nella PA da parte di uno Stato membro dell’Unione europea – sentenza Tribunale di Siracusa) sulla pretesa inapplicabilità della normativa statale ed europea, in materia di contratti a tempo determinato, ad opera della legislazione regionale, la quale, come ben sanno tutti gli addetti ai lavori, non è stato possibile emanare senza le necessarie deroghe da parte dello Stato italiano.

Pertanto, questa anomala situazione tutta siciliana, sta costringendo, appunto per la mancanza di tutele effettive nei confronti dei dipendenti pubblici precari siciliani, abusati da quasi trent’anni e non riconosciuti lavoratori subordinati dalla parte maggioritaria della Magistratura del lavoro siciliana, ad agire nei confronti dello Stato italiano e della Regione Siciliana, per ottenere giustizia.

L’USB, infine, rivendica con forza la piattaforma delle proposte serie che intendono affrontare e risolvere il fenomeno del precariato pubblico siciliano, che passano attraverso l’istituzione del ruolo unico ad esaurimento, la storicizzazione della spesa per il personale precario secondo il principio di invarianza dei saldi si finanza pubblica, l’istituzione del fondo ordinario per il finanziamento della quota regionale dei contratti di lavoro, un piano serio di ricollocamento dei dipendenti delle ex Province non solo nei Comuni siciliani ma in tutte le PPAA dell’Isola, il tenere conto dei pronunciamenti giurisdizionali sulla stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari considerati come “non nuove assunzioni” (vedi sentenza Corte dei Conti Lombardia giurisdizionale 10 luglio 2013 n. 177/A/2013, sentenza Tar Palermo 7 gennaio 2015 n. 28, sentenza CGARS 8 giugno 2016 n. 162 che ampiamente si condividono).

Vogliamo rimarcare con forza che anche in Sicilia, malgrado gli ultimi avvenimenti, siamo ancora in una democrazia fondata sul lavoro e non sul caporalato di Stato.


                                                                                          USB Enti Locali

Giovanni Savoca

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