Artt.3, 24, 51, 81, 97, 98, 111, 113 E 117 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA! QUESTI SONO FORSE SOLO NUMERI DEL LOTTO?

In allegato il comunicato e i documenti relativi

Roma -

Siamo stati facili profeti nel prevedere che anche il Consiglio di Stato avrebbe sollevato l’eccezione di costituzionalità nei confronti della cosiddetta legge regionale di “sanatoria della perequazione”.


Ancora prima è stato il Governo a sottoporre al vaglio di costituzionalità la stessa legge.


Quello che però emerge dalla lettura dell’ordinanza del 4 agosto 2009 n.4911 è la dura e circostanziata requisitoria che stigmatizza l’operato del ceto politico regionale nel merito della gestione “disinvolta” delle promozioni alla carriera dirigenziale di una parte del personale.


Forse ci troviamo di fronte ad un vero record! Infatti, il Consiglio di Stato ha individuato, nella legge regionale in questione, costituita da soli due articoli di cui il secondo riguarda la previsione dell’entrata in vigore della stessa legge, la violazione di ben nove articoli della Costituzione e precisamente gli artt. 3, 24, 51, 81, 97, 98, 111, 113 e 117.


Quando un sistema di potere, come quello imperante in Regione, sempre più arrogante e spregiudicato, si allontana dal diritto dei lavoratori e dei cittadini, il pericolo di eversione dall’ordinamento democratico diventa reale.


...............

 

comma 52, art 1, Legge Regionale 11 agosto 200
”assestamento di bilancio…”


                         
Naturalmente, dopo l’approvazione della cosiddetta legge di “sanatoria della perequazione”, il legislatore regionale non poteva esimersi dal sottoporre all’approvazione del Consiglio un altro prezioso “codicillo ad personam” (come Berlusconi  insegna!!!) con il quale si rende possibile ad un numero limitato di “fortunati lavoratori” che “…per almeno cinque anni consecutivi abbiano svolto incarichi dirigenziali nelle strutture della Regione e attualmente prestino servizio presso le stesse…” (garantendo cioè il sistema di potere alle legislature), di essere nominati dirigenti di ruolo, previa presentazione di una semplice domandina, a loro riservata. Insomma, tale legge, misconoscendo i caratteri di generalità e di astrattezza che devono contraddistinguere tutte le leggi, favorisce quel ristretto numero di lavoratori che, chi sa per quali meriti tutti da verificare, occupano una posizione privilegiata.


E’ facile prevedere che sia il Governo sia la giustizia amministrativa provvederanno a sollevare la questione di costituzionalità anche nei confronti di questa seconda disposizione normativa.


Il nostro sindacato anche in questa occasione si farà promotore del rispetto dei criteri di giustizia e trasparenza nei confronti di tutti i lavoratori, specialmente di quelli che si vedono scavalcati da provvedimenti che favoriscono pochi lavoratori a scapito della maggioranza.


 

L’ADESIONE ALLA RdB
RAFFORZA LA DEMOCRAZIA
ED I DIRITTI DI TUTTI

 

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