DDL DELRIO: BASTA CHE NON FUNZIONI

In allegato il volantino

Nazionale -

Alla prima lettura della Camera il ddl di “disordino” della autonomie locali – meglio noto come ddl Delrio – ha registrato una serie impressionante di inesattezze, imprecisioni e grossolane sviste, almeno stando al primo testo che trapela dalla rete.


Lo scenario disegnato dal ddl di riforma consegna una situazione a dir poco caotica con vistose dimenticanze che vedremo forse corrette in fase di coordinamento formale.


Intanto va detto che è facilmente prevedibile la proliferazione delle città metropolitane, limitando in tal modo – nei fatti – l’obiettivo di ridurre il numero degli enti provincia.


Questo fa il paio anche con la possibilità, per i piccoli comuni che decidessero di non associarsi alla città metropolitana, di mantenere in vita le precedenti Province.


L’unica cosa che veramente si riduce è il numero dei consiglieri provinciali, compensato però ampiamente dal numero di consiglieri che aumenterà nei comuni con meno di 3000 abitanti (da 6 a 10) e in quelli compresi tra 3000 e 10000 abitanti (da 10 a 12).


Anche l’ipotetica diminuzione della spesa degli organi – come già anticipò la Corte dei Conti nell’audizione alla Camera – è tutta da dimostrare.  Se è vero che l’esercizio della funzione da parte degli amministratori provinciali o metropolitani è prevista a titolo gratuito dal disegno di legge, nulla vieta di istituire nello Statuto, gettoni di presenza in occasione delle sedute consiliari o di quelle delle assemblee dei sindaci.


Insomma, se il ddl Delrio venisse approvato dal Senato, così come ce lo ha consegnato la Camera dei Deputati, ci troveremmo con una divisione amministrativa che, oltre alle Regioni e ai Comuni, sostituisce le Province con le Città Metropolitane e con le Province residue. Alcune funzioni verranno esercitate dalle Unioni di Comuni, ma visti i precedenti e considerato che gli incentivi ad unirsi sono piuttosto modesti, il fallimento è pressoché certo.


Per quello che riguarda i lavoratori resta confermato che – in sostanza – seguiranno la funzione e che manterranno la retribuzione fissa ed accessoria senza modifiche, ma solo fino al primo contratto decentrato dell’ente dove approderanno.


Dopodichè diverrà pressoché certa la diminuzione della retribuzione (il salario accessorio nei piccoli Comuni è poca cosa rispetto a quello che si percepisce in Provincia).


Discorso analogo per il personale a tempo determinato (solo quello) che mantiene il contratto soltanto fino alla scadenza prevista.


USB pensa che ci sia una grossa responsabilità da parte di cgil, cisl e uil nell’aver accettato la logica riformatrice di Delrio senza opporre alcuna resistenza.  Da parte nostra continuiamo a pensare che questa riforma non ci piace e anzi auspicheremmo una maggiore funzionalità degli enti Provincia.  Ribadiamo che se riforma dovesse esserci è necessario che le funzioni di area vasta svolte dalle Province siano attribuite alle Regioni e con esse venga garantito anche il trasferimento del personale a tali enti.


Per questo USB continuerà ad opporsi con ogni mezzo a una riforma che continua a ridurre le risorse economiche alle autonomie locali, che le smantella mettendo in mobilità o in esubero il personale, che svilisce la partecipazione democratica dei cittadini (nelle città metropolitane).

Un colpo di stato locale realizzato per vendere servizi ai privati.


Resta una grossa incognita: cosa succederà una volta approvata anche la riforma costituzionale che prevede la definitiva abolizione delle Province?

RESISTI INSIEME ALLA USB

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