Roma. BRUNETTA IN SALSA MARINO

In allegato il volantino e il doc.Sistema di Valutazione

Roma -

Prosegue la cura omeopatica cui ci sta sottoponendo l’amministrazione capitolina e il sindacato della concertazione. Ormai il più è fatto!


Archiviata la rognosa pratica degli scioperi, spento l’ardore dei capitolini più irriducibili, dimenticati – quasi per incanto – gli impietosi rilievi formulati dal MEF ci si avvia verso una revisione contrattuale (solo per il comparto e non anche per la dirigenza), inizialmente definita “irricevibile” e che invece appesantirà ancora di più quel clima di subordinazione, di militaresca gerarchia che aleggia in ogni ufficio comunale, dimenticando completamente i restanti rilievi formulati dal MEF.


La catena di comando continua ad allungarsi a partire dai livelli più bassi (come nel caso di nidi e scuole) come nel caso delle maestre che saranno chiamate a svolgere le funzioni di caporale di giornata, anziché insegnare. O nel settore amministrativo dove la realizzazione di un atto passerà attraverso la filiera del responsabile amministrativo, della posizione organizzativa, del dirigente della U.O, del dirigente d’area, del dirigente della struttura.


E che dire della doppia figura del direttore esecutivo e del direttore generale? In cosa differiscono le loro responsabilità?


In questo senso non c’è MEF che tenga! Le retribuzioni della dirigenza dell’ente, lievitate nell’arco di un quindicennio, rimangono inossidabili, ma le nostre? Le nostre continueranno a rimanere immutate, mentre attorno a noi i prezzi cresceranno ancor più vertiginosamente, così come cresceranno le tasse a carico soprattutto del lavoro dipendente. Si riprenderanno così anche gli 80 euro (per chi ha avuto la fortuna di riceverli) a cui - con una simpatica circolare capitolina - ci si chiede di rinunciare (!).


Ieri si è aggiunto un altro tassello a questo monumento alla disorganizzazione introducendo i primi odiosi elementi che presidieranno la nuova meritocrazia capitolina: sarà premiata la flessibilità dell’orario di lavoro e l’adesione incondizionata ai falsi progetti dell’ente, ma si lascia immaginare che sarà premiata la sola presenza in servizio anche se non sarà così. Come USB abbiamo rappresentato in tutte le sedi che Roma Capitale dovrebbe essere rivoltata come un calzino, ma per eliminare i privilegi dell’alta dirigenza dell’ente e non per taglieggiare ancora il personale. E che se si vogliono far crescere di numero le posizioni organizzative i soldi debbono provenire dal contratto dei dirigenti!


Noi non vi dobbiamo più nulla. La miseria mensile che portiamo a casa è una sorta di reddito sociale minimo, poco al di sopra della soglia di povertà. Siete invece voi, classe dirigente, che dovete rinunciare a qualcosa.


Ai Lavoratori e alle Lavoratrici dell’ente possiamo solo ricordare che USB difenderà con le unghie e con i denti ogni centesimo di salario anche dai negoziati a perdere cui ci vorrebbe abituare certo sindacalismo complice o di mestiere.

I dipendenti siano consapevoli di non legittimare tali nefaste scelte. Si uniscano a USB per respingere compatti il lecchinaggio cui vorrebbero sottoporci per guadagnare una miseria in più. Restituiamoci dignità aderendo alla USB e votandola alle prossime elezioni RSU.

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