La strage infinita della Guerra del Capitale

Afghanistan: i militari italiani morti in quella guerra dal 2004 ad oggi ammontano ad 8 unità.

Iraq: per la Guerra voluta da Bush le perdite italiane, militari e civili compresi, dal 2003 superano di poco le 40 unità.

Morti sul lavoro: soltanto relativamente ai primi 9 mesi del 2007, le perdite in questa guerra non dichiarata raggiungono le 774 unità!

Firenze -

Ma i numeri sono ancora piu’ tragici, secondo fonti Eurispes, gli  incidenti sul lavoro in Italia negli ultimi anni hanno fatto più morti della seconda Guerra del Golfo: dall'aprile 2003 all'aprile 2007 i militari della coalizione che hanno perso la vita sono stati 3.520, mentre, dal 2003 al 2006, in Italia i morti sul lavoro sono stati ben 5.252

 

E’ di ieri la rabbia degli operai a Torino contro i vertici istituzionali, sindacali ed industriali corresponsabili di questa strage infinita  ed indegna di un paese civile.

 

In questa sede vogliamo soltanto sottolineare un ulteriore elemento di questa corresponsabilità costituita da un impasto di interessi economici, indifferenza, acquiescenza.

 

La nostra Amministrazione che ha proclamato minuti di silenzio con tanto di breve cerimonia in Palazzo Vecchio per i caduti di Nassirya alla presenza del Sindaco Domenici o (addirittura tre) per le stragi terroristiche di Madrid non ha sentito la necessità di  questo atto simbolico per l’uccisione dei quattro operai della Thyssen krupp e delle altre centinaia di vittime di questa guerra non dichiarata dal Capitale contro il Lavoro.  E pensare che abbiamo un assessore al personale diretta espressione del piu grande sindacato confederale italiano!!

Ma forse questa apparente dimenticanza è il frutto di una classe operaia dichiarata “democraticamente” estinta, un po’ come il panda cinese.

 

Eppure nella “civile Toscana, nella rossa Toscana” solo nel 2006 le morti bianche sono state ben 97  una ogni quattro giorni!

 

Queste cifre terribili non bastano per dichiarare un minuto di silenzio e purtroppo non bastano per uscire da un’insopportabile retorica che mistifica un emergenza drammatica o la riduce ad un  generico “maggiore impegno delle imprese”.

 

Come se questa Guerra, poiché di vera e propria Guerra si tratta, tra il Lavoro e il Capitale non sia il prodotto di  una lunga stagione di deregulation, precarietà, lassismo, subordinazione agli interessi  della Confindustria, abbattimento dei diritti dei Lavoratori, in primis al Diritto alla Salute ed alla Sicurezza, il Diritto ad una giusta Retribuzione.

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